Info Day Shaping Our Future

Lo scorso 3 luglio 2017, presso lo Charlemagne Conference Centre di Bruxelles, si è tenuta la conferenza “Research & Innovation – shaping our future”.

La conferenza, promossa dal Commissario per la Ricerca, la Scienza e l’Innovazione Carlos Moedas, ha riunito politici delle istituzioni europee, circa 700 stakeholders e attori interessati nella discussione del ruolo della ricerca e dell’innovazione del futuro dell’Europa.

Il Commissario Moedas ha aperto la conferenza richiamando il Libro Bianco della Commissione Europea sul futuro dell’Unione, sottolineando l’importanza del settore della ricerca e dell’innovazione senza il quale non risultano possibili né crescita né modernizzazione. Moedas ha affermato come il mondo abbia bisogno dell’Unione Europea per promuovere ricerca e scienza , ma che sta ai leader europei impegnarsi affinché ciò avvenga.

Nel corso della conferenza, è intervenuto anche Pascal Lamy, presidente emerito dell’Istituto Jacques Delors e capo di un gruppo indipendente di esperti di alto livello impegnati nello studio di nuova visione per la ricerca e l’innovazione europee. Basandosi su una valutazione dell’andamento del programma Horizon 2020, Lamy ha presentato il rapporto LAB – FAB – APP – Investing in the European future we want frutto del lavoro del suo gruppo di ricerca, illustrandone brevemente il contenuto e le raccomandazioni per il futuro.

La valutazione intermedia del Programma quadro ricerca e innovazione dell’Unione Europea, Horizon 2020, è stata resa disponibile alla fine di maggio 2017. Lo scopo di questi documenti è quello di forninre una base concreta al gruppo di ricerca guidato da Lamy, ma anche di contribuire al miglioramento dell’attuazione di Horizon 2020 nel triennio rimanente. Sulla base dei dati emersi dalla valutazione, è possibile affermare che complessivamente H2020 è un programma attraente e efficiente, con capacità di creare posti di lavoro e crescita per l’intera Unione Europea. Tuttavia, vengono evidenziate anche sfide e criticità da superare nel futuro(come correggere il sottofinanziamento, necessità di maggiore partecipazione ai vari livelli, migliorare la collaborazione internazionale, promuovere la sostenibilità, ecc.) .

Il rapporto presentato da Lamy e dal gruppo di esperti di alto livello, vuole essere uno strumento utile per rispondere concretamente a queste problematiche. Già dal titolo del rapporto, un acronimo programmatico, è possibile intuire lo spirito dell’intero documento: bisogna continuare ad investire nella scienza e nella ricerca (LAB), migliorare nel fabbricare prodotti che abbiano un valore aggiunto per la società (FAB) e applicare le soluzioni trovate a beneficio di tutti (APP).

Le undici raccomandazioni contenute nel rapporto mirano a massimizzare l’impatto dei futuri programmi europei di ricerca e innovazione e ognuna di esse è legata ad una azione chiave esplicativa:

  1. Dare priorità alla ricerca e l’innovazione nei budget nazionali e in quello dell’Unione Europea. Azione: Raddoppiare il budget per il programma europeo di ricerca e innovazione post 2020, raggiungendo i 120 bilioni di euro.
  2. Costruire una vera politica europea di innovazione per creare mercati futuri. Azione: Promuovere ecosistemi per i ricercatori, innovatori, industrie e governi; Promuovere e investire in idee innovative con potenziale di un rapido scale-up, tramite il Consiglio Europeo per l’innovazione.
  3. Educare per il futuro e investire in persone che faranno il cambiamento. Azione: modernizzare, premiare e fornire risorse per l’educazione e la formazione di persone per un’Europa creativa e innovativa.
  4. Progettare il programma europeo R&I per un maggiore impatto. Azione: fornire scopo ed efficacia ai pilastri del futuro programma, perfezionare il progetto del sistema di valutazione e accrescere la flessibilità.
  5. Adottare un approccio mirato e finalizzato all’efficacia per rispondere alle sfide globali. Azione: stabilire obiettivi di innovazione e ricerca che affrontino le sfide globali e spingano ricercatori, innovatori e altri stakeholder a realizzarli.
  6. Razionalizzare il panorama dei fondi europeo e raggiungere una sinergia con i fondi strutturali. Azione: Ridurre il numero dei piani e degli strumenti per il finanziamento della ricerca e innovazione, far si che i rimanenti si rafforzino tra di loro e creino sinergie con altri programmi di lavoro.
  7. Semplificare ulteriormente. Azione: Diventare il più attraente finanziatore di R&I nel mondo, privilegiando l’effetto piuttosto che il processo.
  8. Mobilitare e rendere partecipi i cittadini. Azione: Stimolare il co-design e la co-creazione attraverso il coinvolgimento dei cittadini.
  9. Allineare meglio gli investimenti di R&I europei e nazionali. Azione: Assicurare l’allineamento europeo e nazionale, qualora fornisca valore aggiunto agli obiettivi dell’UE nel campo della ricerca e innovazione.
  10. Rendere la cooperazione internazionale nella R&I una caratteristica fondamentale della ricerca e dell’innovazione europee. Azione: aprire il programma di R&I alla collaborazione tra le eccellenze e alla partecipazione di tutti, basato sul reciproco cofinanziamento o sull’accesso al cofinanziamento nel paese partner.
  11. Fissare e comunicare meglio l’effetto dei progetti. Azione: Brandizzare la ricerca e l’innovazione dell’UE e assicurare la più ampia comunicazione dei suoi risultati e impatti.

Il Presidente Lamy ha poi continuato il suo intervento approfondendo gli obiettivi del rapporto e evidenziando alcune sfide per il settore europeo della ricerca e innovazione. Molte proposte eccellenti, ha sottolineato Lamy, si scontrano con problemi di bilancio, che mettono in discussione la capacità dell’UE di sostenere la produzione di conoscenza (attraverso finanziamenti per l’istruzione, ricerca, ecc.), soprattutto in confronto con altri attori internazionali USA, Giappone e Cina.

Alla luce di ciò, non è solo necessario potenziare i finanziamenti per il prossimo piano pluriennale, ma anche attivamente sostenere i risultati ottenuti dalla ricerca. Secondo Lamy infatti, in Europa non mancano innovatori (siano essi ricercatori o imprenditori), ma questi devono essere più attivamente supportati dall’Unione per evitare di rimanere indietro rispetto agli altri attori internazionali. Bisogna ridefinire il significato stesso del termine innovazione, in modo tale che abbracci tutti i settori delle politiche europee (Es. industriale, agricola, ecc.). Una prima azione deve mirare a riformare il sistema: da una parte bisogna semplificare l’accesso ai finanziamenti e rendere più chiare ed efficaci le regole dei bandi, dall’altra bisogna riunire i programmi di finanziamento affini per evitare dispersioni di risorse.

Il Presidente Lamy ha poi aggiunto che un altro tassello importante nella futura strategia europea per la R&I saranno gli stessi cittadini. È auspicabile infatti un maggiore coinvolgimento della popolazione sia nella comunicazione dei risultati delle buone politiche, sia nella co-progettazione di soluzioni innovative: in questo modo verrà rafforzata ancor di più l’identità e il sentimento europeo dei cittadini.

Il secondo panel dal nome “Vision for the future: reaction to the HLG Report” ha riunito politici europei e nazionali, accademici e imprenditori. Il Ministro estone per l’Educazione e la Ricerca, Mailis Reps, ha sottolineato l’esigenza di semplificare del sistema, l’importanza di promuovere la formazione e i valori dell’UE, e di puntare sulle eccellenze. L’europarlamentare, nonché Relatrice del PE sulla Valutazione ad interim di H2020, Soledad Cabezon Ruiz, ha fornito una visione politica, soffermandosi in particolare sull’importanza della partecipazione civile nella definizione delle priorità della ricerca e come destinataria delle innovazioni scientifiche. Cabezon Ruiz ha aggiunto poi che uno dei valori su cui l’UE dovrà puntare nel futuro è la complementarietà e la sinergia tra Stati membri, industrie e la stessa società civile nel settore della ricerca e innovazione. È importante riconoscere inoltre come la ricerca abbia un impatto diretto sull’economia e come favorisca la nascita dei processi bottom-up.

Nel resto della conferenza si sono alternate Short Talks e Conversations con personalità di spicco legate al settore della Ricerca e Innovazione. I vari relatori che si sono susseguiti nel corso della giornata, concordano sulla necessità di potenziare l’istruzione e il sostenere i giovani attraverso azioni concrete (attenzione alla qualità della formazione, sostegno all’occupazione, ecc). Un altro argomento richiamato spesso è stato l’esigenza di coinvolgimento dei cittadini, attraverso un dialogo diretto con le istituzioni. Infine, l’Unione Europea non può rinunciare alla collaborazione transnazionale cercando, specialmente nei paesi del terzo mondo, nuovi interlocutori e partner per sviluppare ulteriormente ricerca e innovazione e raggiungere gli obiettivi comunitari.

Nel corso della conclusione, il Commissario Moedas ha sottolineato ancora una volta l’importanza del settore scientifico per il progresso della società, ricordando come, di fatto, non sia la politica a creare posti di lavoro ma l’innovazione. Analizzando più a fondo il documento, secondo il Commissario, è possibile cogliere tre imperativi ricorrenti che devono delineare le azioni future dell’UE nel campo della ricerca e innovazione: esaminare la situazione nella sua interezza, focalizzarsi sulla persona/innovatore piuttosto che sulla organizzazione/innovazione, ispirare l’UE con la R&I mirato ai risultati. Non si tratta di rivoluzionare il nostro modo di essere, ma piuttosto – sostiene Moedas – di evolverci e fare tesoro delle buone pratiche e delle politiche di successo come Horizon 2020.

 

Il programma della giornata è disponibile al presente link.